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11 décembre 2006 1 11 /12 /décembre /2006 09:07

 

le temps fuit .

 

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11 décembre 2006 1 11 /12 /décembre /2006 09:07
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11 décembre 2006 1 11 /12 /décembre /2006 09:06
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11 décembre 2006 1 11 /12 /décembre /2006 08:30

 

 

josh GROBAN

FOR LISTEN CLICK ON THE

MAGNYFIING GLASS AT RIGHT SIDE View

 

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 pris sur le blog stella vidal over-blog  MERCI


 

View.

 

 

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11 décembre 2006 1 11 /12 /décembre /2006 06:47

la une du franciste .

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11 décembre 2006 1 11 /12 /décembre /2006 06:44

Le Faisceau (1925-1928)

dont le nom est un référence au fascisme italien,

fût le premier parti fasciste français.

 

 

 

  •  

  

  .fondé au terme d'une réunion salle Wagram le 11 novembre 1925 par Georges Valois et Jacques Arthuys, à la suite d'une scission avec l'Action française qu'il jugeait archaïque.

 

 Sa direction rassemblait Georges Valois, Jacques Arthuys (vice-président),

André d'Humières (délégué général),

 Philippe Barrès (délégué à la propagande)

et Serge André (administrateur).

Il se décomposait en quatre Faisceaux :

  • le Faisceau des combattants ou légions,
  • regroupant les anciens combattants de la Première Guerre mondiale et des guerres coloniales, organisés en compagnies, sections et groupes ;
  •  
  • le Faisceau des producteurs, composé de corporations ;
  •  
  • le Faisceau des jeunes avec les Jeunesses fascistes et le Faisceau universitaire ;
  •  
  • le Faisceau civique.

Le Faisceau disposait d'un journal (Nouveau Siècle, fondé le 26 février 1925), d'un uniforme et de rituels (défilés paramilitaires).

Le Faisceau atteint son apogée en 1926

 avec près de 25 000 « Chemises bleues ».

Le parti va éclater en 1928 après de graves dissensions internes.

 Deux principaux débats se recouvrent :

  • Le suivi ou non du fascisme italien, que Georges Valois juge de plus en plus réactionnaire par rapport à ses propres idéaux révolutionnaires.
  •  
  • Le grand écart entre une volonté sociale révolutionnaire (sincère chez Valois qui est ensuite retourné à gauche) et le financement du Faisceau par le grand capital anti-communiste [1]. Valois lui-même se dit alors déçu du fascisme italien, qui se trouve effectivement dans sa période de libéralisme économique.

Idéologie du Faisceau

Cette ligue, qui se revendiquait ouvertement d'un fascisme inspiré du modèle italien, entendait faire la synthèse du nationalisme et et du socialisme : instaurer une dictature nationale au-dessus de toutes les classes sociales, avec un chef proclamé par les combattants et acclamé par la foule. Il recruta aussi des intellectuels attirés par l'aspect alors moderne, jeune, non-conformiste et révolutionnaire du fascisme (Philippe Lamour, Philippe Barrès, Paul Nizan, Le Corbusier).

Après le Faisceau

Après l'éclatement du Faisceau en 1928 :

Personnalités passées par le Faisceau [modifier]

Sources Internet [modifier]

Sources imprimées [modifier]

  • Zeev Sternhell, Ni droite ni gauche, l'idéologie fasciste en France (Neither Right nor Left: Fascist Ideology in France), Complexe Éditions, Historiques (2000) ISBN 2870277881.



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11 décembre 2006 1 11 /12 /décembre /2006 06:16

SARTRE

 

EN CONSTRUCTION .....

«Non si fa quello che si vuole..., tuttavia si è responsabili di quello che si è...»
 
(Jean-Paul Sartre)

Indice

[nascondi]

Jean-Paul Sartre (Parigi, 21 giugno 1905 - 15 aprile 1980) è stato un importante filosofo, scrittore e critico francese; studiò all'École Normale Supérieure di Parigi, dove si laureò nel 1929.

Nel 1964 fu insignito del Premio Nobel per la letteratura, che però rifiutò "Non voglio essere letto perché Nobel ma solo se il mio lavoro lo merita. E poi, chi è quel tribunale per giudicare la mia opera?". È sepolto nel cimitero di Montparnasse a Parigi; si calcola che al suo funerale presenziarono cinquantamila persone.

[modifica] La vita

Specializzandosi in Germania, poté entrare in contatto con la fenomenologia di Edmund Husserl e l'esistenzialismo di Martin Heidegger. Venne catturato dai tedeschi e, dopo la sua liberazione, partecipò alla resistenza francese.

Sartre è stato uno fra i massimi esponenti dell'esistenzialismo ed uno studioso le cui idee sono sempre state ispirate ad un pensiero politico orientato verso la sinistra internazionale (negli anni della guerra fredda sostenne le ragioni dell'allora Unione Sovietica, pur criticandone in diversi suoi scritti la politica). Ha diviso con Simone de Beauvoir - conosciuta nel 1929 all'École Normale Supérieure - la propria vita sentimentale e professionale.

[modifica] Gli anni di gloria

             La follia esistenzialista

In seguito alla liberazione, Sartre conobbe così un successo e una notorietà inimmaginabili; per oltre un decennio dominò il panorama letterario francese. Promuovendo l'impegno come un fine a sé stesso, la diffusione delle sue idee avvenne specialmente attraverso la rivista che egli fondò nel 1945, Les Temps Modernes. Sartre vi condivide la sua "penna" con, tra gli altri, Simone de Beauvoir, Merleau-Ponty e Raymond Aron. Nel lungo editoriale del primo numero, egli pose i principi di una responsabilità dell'intellettuale nel suo tempo e di una letteratura impegnata. Per lui, lo scrittore è presente « qualunque cosa faccia, segnato, compromesso fino al suo più lontano ritiro dall'attività (...) Lo scrittore è "in situazione" nella sua epoca. » Questa posizione sartriana dominerà tutti i dibattiti intellettuali della seconda metà del XX° secolo. La rivista è sempre considerata come la più prestigiosa tra le riviste francesi a livello internazionale.

Simbolo di questa gloria surrealista e dell'egemonia culturale di Saint-Germain-des-Prés sul mondo, la sua celebre conferenza dell'ottobre 1945, dove una folla immensa cerca di entrare nella piccola sala che era stata riservata. La gente si litiga, partono dei colpi, ci sono signore che svengono o cadono in sincope. Sartre in quell'occasione presenta una sintesi della sua filosofia, l'esistenzialismo, che sarà poi trascritta nell'opera «L'esistenzialismo è un umanesimo ». La sua pubblicazione, da parte dell'editore Nagel, è fatta all'insaputa di Sartre che giudica la trascrizione ex abrupto, necessariamente semplificatrice, poco compatibile con la scrittura e il lavoro del senso che la stessa implica.

Tutto il bel mondo vuole ora essere esistenzialista, vivere in modo esistenzialista. Saint-Germain-des-Prés, residenza di Sartre, diviene il quartiere parigino dell'esistenzialismo, e allo stesso tempo un alto luogo di vita culturale e notturna: nel quale si festeggia alla maniera esistenziale, nelle cantine affumicate, ascoltando del jazz, o recandosi al café-théâtre. Fenomeno raro nella storia del pensiero francese, un pensiero filosofico tecnico e austero trova purtuttavia, nel grande pubblico, una eco inaspettata. Ciò può essere spiegato con due fattori: all'inizio l'opera di Sartre è multiforme e permette a ciascuno di trovare il suo livello di lettura, successivamente l'esistenzialismo, che proclama la libertà totale, così come la responsabilità totale degli atti dell'uomo di fronte agli altri e a se stesso, si presta perfettamente a questo strano clima del dopoguerra dove si mescolano festa e memoria delle atrocità. L'esistenzialismo diventa pertanto una vera e propria moda, più o meno fedele alle idee sartriane, e di cui l'autore sembra un po' superato dall'ampiezza che prende quest'ultima.

Intanto, Sartre affermerà il suo impegno politico chiarendo la sua posizione, attraverso i suoi articoli su Les Temps modernes: Sartre sposa, come molti intellettuali della sua epoca, la causa della rivoluzione marxista, ma senza per questo concedere i suoi favori al partito comunista, agli ordini di un'URSS che non può soddisfare l'esigenza di libertà. Sartre e i suoi amici continuano perciò a crecare una terza via, quella del doppio rifiuto del capitalismo e dello stalinismo.

Nel dicembre 1946, la rivista prende posizione violentemente contro la guerra d'Indocina. Nel 1947, Sartre nei suoi articoli se la prende con il gollismo e con il RPF, che considera come un movimento fascista. L'anno seguente, la guerra fredda che avanza conduce Les Temps modernes a combattere l'imperialismo americano, affermando al contempo un pacifismo neutralista. Egli pubblica così con Merleau Ponty un manifesto in favore di un'Europa socialista e neutrale.

È allora che Sartre decide di tradurre il suo pensiero in espressione politica, fondando con una conoscenza un nuovo partito politico, il Rassemblement Démocratique Révolutionnaire. Ma malgrado il successo di qualche manifestazione, il RDR non raggiungerà mai un numero di aderenti necessario a diventare un vero partito. Subodorando una deriva pro - americana da parte del suo co-leader, Sartre rassegna le sue dimissioni nell'ottobre 1949.

È allora che, senza uscite politiche, il riavvicinamento con i comunisti inizia a diventare per lui una soluzione.

           Il compagno di strada del Partito Comunista Francese (PCF)

Collabora a Wikiquote (FR)
«Si la classe ouvrière veut se détacher du Parti (PCF), elle ne dispose que d'un moyen: tomber en poussière»
Collabora a Wikiquote (IT)
«Se la classe operaia volesse distaccarsi dal Partito (PCF), essa non disporebbe che di un mezzo: ridursi in polvere»

La guerra di Corea, che scoppia nel giugno 1950, accelera questa evoluzione verso il riavvicinamneto al PCF. Per Sartre, la guerra, divenuta calda, implica il fatto che ognuno ora debb ascegliere il proprio campo. Merleau Ponty, in disaccordo, lascia allora, dopo Raymond Aron, les Temps Modernes, di cui egli era un membro importante. Il 28 maggio 1952, il PCF organizza una maniefstazione contro la visita del generale Ridgway, che finirà nella repressione e nel sangue, con la morte di 2 militanti et l'arresto di Jacques Duclos, segretario del PCF. L'evento scioccò Sartre in modo tale che egli ne parlerà come di un'autentica « conversione » : egli inizia ormai a sostenere anima e corpo il PCF. Si lancia in un'amplissima spiegazione nell'articolo « I comunisti e la pace »: qui egli chiarisce che il proletariato non potrebbe vivere senza il suo partito, il partito comunista, e che bisogna dunque assimilare il partito comunista al proletariato. Il PC diventa così il solo partito in favore del quale ci si deve impegnare.

Sartre pertanto si impegna, a partire dal 1952, in un matrimonio di ragione con i sovietici: in particolare, partecipa al Congresso nazionale della pace a Vienna nel novembre 1952, organizzato dall'URSS, e la sua presenza conferisce all'avvenimento una considerzaione insperata. Sartre arriva fino ad autocensurarsi facendovi impedire la ripresa della sua pièce Le mani sporche, che i comunisti consideravano antibolscevica, e che era previsto andasse in scena in quel periodo a Vienna. I comunisti potevano ora rallegrarsi per aver acquisito alla loro causa il filosofo e lo scrittore più celebre del mondo.

Questo allineamento di Sartre ai comunisti separa lo stesso Sartre e Camus, precedentemente molto vicini. Per Camus l'ideologia marxista non deve prevalere sui crimini staliniani, laddove per Sartre, che è al corrente di tali crimini, non si devono utilizzare questi fatti come pretesto per abbandonare l'impegno rivoluzionario.

La fedeltà al PCF terminò nel 1956. Nel 1954, al ritorno da un viaggio in URSS, Sartre diede a Libération, un quotidiano vicino al PCF, una serie di 6 articoli che illustravano la gloria dell'URSS. Ancora nel 1955 scrisse una pièce teatrale (il Nekrassov) che fustigava la stampa anticomunista.


 

 

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11 décembre 2006 1 11 /12 /décembre /2006 06:01

en construction

 

catégorie

pourriture des politiciens

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11 décembre 2006 1 11 /12 /décembre /2006 05:46

Saturday, October 28, 2006

 

2006 les couilles molles se front cracher dessus en France, trahis par les cons de l 'ENA .

1806 leurs ancêtres triomphent à IENA .

La bataille de Iéna (14 octobre 2006)

 

 


La France a honte de son passé. Et en particulier de Napoléon. L’an dernier, elle n’avait pas jugé bon de fêter le bicentenaire d’Austerlitz. Cette année c’est Iéna qui est passée à la trappe. Cette bataille est pourtant un autre grand fait d’armes de l’Empereur. Histoires et Polémiques revient donc dessus car la connaissance de notre passé ne doit pas être occultée par les actes de repentances.

Durant l’été 1806, l’Europe est en paix. La rivalité France-Angleterre s’est amoindrie, Austerlitz et Trafalgar ayant établi la proméninence des deux royaumes dans leur domaine respectif . La mer pour la Grande-Bretagne, le continent pour la France. La mort de William Pitt, farouche adversaire de Napoléon a de plus amélioré le climat. Enfin, l’Angleterre n’est pas au mieux économiquement.

Mais tout ne va pas forcément bien dans le meilleur des mondes. Napoléon a réorganisé le St Empire en une confédération d’Etat qui lui sont forcément favorables : la Confédération du Rhin. Et cela inquiète Frédéric III de Prusse. La grande Armée est en Bavière et en Moravie afin de surveiller les unités autrichiennes et russes de la 3e coalition.

Le ton monte entre Prusse et France. Par provocation, les officiers de l'armée prussienne se plaisent à aiguiser leurs sabres sur les marches de l'ambassade de France à Berlin. Frédéric III lance à qui veut l'entendre : « Pas besoin de sabres, les gourdins suffiront pour ces chiens de Français ».

Pour couronner le tout, il scelle un pacte d’alliance avec Alexandre Ier et jure de ne pas se séparer tant que la victoire sur la France ne sera pas acquise. Prusse, Russie, Suède et Saxe vont alors former la 4e coalition. Ils seront rejoints par l’Angleterre le 14 septembre à la mort du Premier ministre Fox, plus favorable à Napoléon.

Le 4 octobre, l’Empereur reçoit un ultimatum exigeant le retrait des troupes françaises des rives droites du Rhin. Aussitôt la Grande armée, forte de 180 000 hommes submerge la confédération. Une première confrontation le 10 octobre voit la mort du neveu de Frédéric II, mais la victoire n’est pas définitive. Le corps prussien est repoussé à Saalfeld, mais les armées de la coalition se retire vers le nord, laissant une forte arrière-garde à Iéna.

Le Maréchal Lannes arrive avec une partie de la Grande armée : 55 000 hommes plus 10 000 cavaliers. Le tout est appuyé par 173 canons. Napoléon commande le tout. En face, les Prussiens sont environ 50 000 et disposent de 120 canons.

Iéna est situé dans une vallée encaissée. L’empereur va lui-même diriger les travaux qui vont élargir l’étroit chemin afin d’y faire passer l’artillerie. Il parvient ainsi à surplomber l’armée prussienne concentrée devant lui.

À 6 heures du matin, il donne l’ordre d’attaque. Surpris, les Prussiens croient à une attaque massive. Mais de leur droite sortent 30 000 français du brouillard. Immédiatement, Lannes bouscule la réserve du général Tauertzien tandis que Soult progresse par la droite et Augereau par la gauche. La bataille est perdue pour la Prusse et Napoléon ordonne la poursuite des fuyards. La cavalerie de Murat parvient à saisir l’artillerie ennemie.

On dénombrera 12 000 morts chez les Prussiens et 6 000 chez les Français. À cela s’ajoute 14 000 prisonniers.

Le même jour la victoire française d'Auerstaedt (Davout avec 27 000 hommes bat les 60 000 soldats prussiens de Brunswick) amplifie l’ampleur du triomphe. La Prusse a perdu 45 000 hommes et toute son artillerie.

Le 27 octobre, Napoléon entre à Berlin. Le 28, Murat capture le prince de Hohenlohe et toute son armée. Le 30 novembre, la Prusse est contrainte à la paix : Elle perd la moitié de son territoire, 5 millions d’habitants, une partie de ses places fortes (Magdeburg, Erfurt, Stettin, Graudeuz, Dantzig) et doit payer une indemnité de 120 millions de francs de l’époque.

Si elle est la grande perdante de l’histoire, cette victoire sera l’une des dernières vraiment éclatantes de Napoléon.

Bientôt viendra la guerre en Espagne, les échecs en Russie , les saignées des années 1810-1813…

Mais là n’est pas le soucis. Comment se fait-il que la France ait honte à ce point de son passé, qu’elle se refuse désormais à le fêter. Hormis pour faire acte de repentance , notre pays rejette dans l’ombre tout ce qui a fait sa grandeur. C’est un crime contre notre mémoire. Un crime contre notre histoire.
 

 

2 Comments:

At 5:25 AM, stella vidal said...

Pas de repentance, il y en a marre. Retrouvons notre grandeur et notre fierté. Il y en marre de ces concessions.
Bonne journée David !

 
At 11:04 PM, Julius G. said...

bravo pour ce site remarquable que j'ai mis en lien !
et bravo à Davout, le vrai héros de cette journée :-)

 
http://histoiretpolemiques.blogspot.com/2006/10/la-bataille-de-ina-14-octobre-2006.html
http://histoiretpolemiques.blogspot.com/2006/10/la-bataille-de-ina-14-octobre-2006.html

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11 décembre 2006 1 11 /12 /décembre /2006 05:43

Monday, October 23, 2006

25 octobre 732 : Poitiers

 

 

L'islam s'est répandu comme une traînée de poudre durant tout le VIIe siècle, balayant l'Afrique, le Moyen-Orient, l'Asie.
 Le royaume Wisigothique d'Espagne est tombé en 711 et le dynamisme de la nouvelle religion ne faiblit pas.
 
 Malgré la résistance des derniers Wisigoths, réfugiés au nord de l'Espagne, c'est la Gaule mérovingienne qui est désormais en ligne de mire….

À l'assaut du royaume franc

Abd-er-Rhâman, émir de Cordoue, veut étendre ses conquêtes au-delà des Pyrénées. En 719, Narbonne est prise.
 
 En 725, c'est au tour de Carcassonne et Nîmes.
 
Puis Bordeaux est mise à sac.
L'Aquitaine devient une terre de pillage, très tentante car riche.
 
 Et les rois mérovingien, les descendants de Clovis, n'ont plus assez de pouvoir pour s'y opposer.

Charles Martel

Charles est le fils bâtard de Pépin de Herstal, maire du palais d'Austrasie. Un Carolingien donc, à la solde d'un roi Mérovingien. Il a réussi à s'imposer face aux Neustriens. Riche, il possède de nombreuses villae dans la région de Metz et de Verdun. La femme de Pépin , plectrude, a fait enfermer Charles . Celui s'évade à 25 ans, en 714, à la mort de son père.

Il va reprendre la place de son père comme Maire du palais d'Austrasie. Il multiplie les campagnes à partir de 716 contre les Frisons, les Saxons, les Alamans. Il va jusqu'au Danube soumettre les Bavarois. En 731, il s'attaque à Eudes d'Aquitaine. Eudes qui avait déjà eu affaire aux sarrasins : en 721, il les bat à Toulouse puis, afin de conjurer le péril, s'allie à Mununza, le gouverneur berbère de Septimanie. Mais ce dernier est tué par Abd-er-Rhâman qui reprend le pillage du sud de la Gaule.

L'appel d'Eudes

Quand les Sarrasins, après avoir pillé le sud de l'Aquitaine, prennent le chemin de St Martin de Tour, une riche abbaye, Eudes n'a guère le choix, il doit faire appel à son ennemi même s'il craint que Charles Martel n'en profite pour s'emparer des richesses de l'Aquitaine.

Charles va alors rassembler son armée, après avoir publié le ban. Il passe la Loire à Orléans et se dirige vers Tour, non loin de l'abbaye. Il prend ensuite la direction de Poitiers, son armée s'étant fondue avec celle d'Eudes. A Moussais, sur la commune de Vouneuil-sur-Vienne, les Francs sont face aux Sarrasins. Durant 6 jours, les cavaliers s'observent, se jaugent, se livrent à quelques escarmouches.

Le choc des civilisations

Le samedi 25 octobre 732, premier jour du Ramadan, les deux armées sont face à face. Abd-er-Rhâman , une fois la prière du midi terminée, lance la charge aux cris de "Ahadoum, ahadoum" (il n'y a qu'un seul dieu).La tactique est limpide : éviter la confrontation générale, émietter l'armée adverse et transformer la bataille en une succession de petits duels. Mais les Francs, en guerre depuis 20 ans, ne se laissent pas intimider par les cris des musulmans, pas plus que par la pluie de flèches qui tombe sur les premiers rangs. C'est au tour des francisques de se lancer à l'assaut des vagues arabes qui ne parviennent pas à briser le mur franc.

Vers la fin de l'après-midi, l'armée franque passe à l'offensive. Brutale, sanglante. Profitant de la fatigue des Sarrasins, ils font un véritable carnage dans leur rang. Abd-er-Rhâman tente de galvaniser ses troupes, mais il est tué au plus fort de la bataille. La tombée de la nuit interrompt le combat, largement à l'avantage de Charles qui vient de sauver l'occident de la menace musulmane.

Le lendemain, les Francs s'aperçoivent que les sarrasins se sont enfuis durant la nuit. Le pillage du camp commence et les francs s'emparent du butin considérable que les assaillants ont dû abandonner pour fuir : pierres précieuses, étoffes, bijoux mais aussi femmes et enfants qui seront vendus comme esclaves. Charles ne pourchassera pas les Sarrasins. Pour lui, le but n'était pas de conduire une croisade mais de briser l'assaut d'Abd-er-Rhâman. Mais il en profitera pour s'emparer des évêchés puis s'en va piller le midi. Il en chassera alors les chefs musulmans qui s'y étaient installés quelques années auparavant. C'est peut-être durant cette période que Charles obtiendra son surnom de Martel (Marteau)

L'offrande de Charles

À la chapelle de Ste Catherine de Fierbois, Charles déposera alors son épée. 700 ans plus tard, un armurier retrouvera l'épée sur ordre de Jeanne d'Arc. La rouille serait alors tombée miraculeusement de la lame.

Une date importante ?

Poitiers est-elle une date importante pour l'histoire de l'Europe, un coup d'arrêt ou bien un épisode parmi d'autres ? Certains historiens estiment que la bataille de Poitiers n'a pas eu un très grand retentissement dans la Gaule Mérovingienne. Les sources étant peu nombreuses, ces historiens estiment donc que la bataille n'a pas été très commentée. Les sources arabes la désignent comme Balat-al-shuada (chaussée des martyrs) mais ne s'étendent guère non plus dessus. La propagande carolingienne a su exploiter cette victoire, dans un but évident de dénigrer les mérovingiens. On peut aussi trouver une volonté manifeste d'éclipser la victoire du Basileus Léon III l'Isaurien qui venait de contenir les assauts contre Constantinople (un an de siège) et de réaffirmer la proéminence de Byzance sur la mer Égée, la mer Noire et la méditerranée centrale. Son action dissuada pour longtemps les musulmans d'attaquer l'Anatolie.

Mais même si Poitiers ne fut qu'une bataille parmi tant d'autres, même si elle n'a pas marqué un arrêt décisif aux attaques musulmanes en Gaule (qui se continueront encore plusieurs décennies) , elle a au moins arrêté géographiquement ces attaques. Poitiers n'a jamais été dépassé. Charles Martel en a retiré une gloire importante que la propagande ne peut pas expliquer à elle seule. Enfin, même si l'Islam était mal connu des Francs, les chroniqueurs insistaient bien sur la différence des deux religions.

732 n'est pas peut-être pas une date importante pour certains, mais elle l'est devenue dès l’avènement de Pépin le Bref. Récupérée par certains mouvements patriotique ou nationaliste, elle reste une charnière , un coup d'arrêt , une victoire, quoique l’on en dise. Car que ce serait-il passé en cas de défaite. Même si ce n’était qu’un raid, un raid réussi en aurait forcément entraîné un autre.
 

 

4 Comments:

At 8:36 AM, Ana said...

La victoire de Charles Martel reste relative. En effet, les tribus arabes, réunies pour conquérir "l'europe" mais si dissemblables ont fini par se battre entre elles..
A lire, l'excellent ouvrage de Benoit Meschin "Ibn Seoud ou la naissance d'un royaume" qui relate la conquête arabe et son échec..

 
At 12:10 PM, davethesith said...

Justement, c'est ce coup d'arrêt (et la mort d'un chef berbère charismatique) qui a entrainé des dissensions en Andalousie et favorisé la Reconquista.

Dès la fin du VIIIeme siècle, les agressions berbères avaient quasiment disparu, Pépin le Bref avait repris Avignon et son fils Charlemagne devenait un des personnages les plus puissants d'Occident.

 
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